Vorreste avere un rapporto sessuale con una persona con disabilità?

Vorreste avere un rapporto sessuale con una persona con disabilità?

Su Twitter si misura da sempre la temperatura del popolo, quasi in modo live. Spesso le notizie escono prima come cinguettii, che come Ansa. Si fanno tweet in tendenza su quanto succede nel mondo e, da un po’, si possono fare anche sondaggi.
Questa mattina sono stata menzionata in un tweet (insieme a Iacopo Melio) per avere un parere autorevole sul sondaggio: “Faresti sesso con una persona diversamente abile? Risposta sincera per favore. Grazie a chi partecipa!”. E si può cliccare o Sì o No e sotto si possono fare i commenti come normali tweet.

Rispondere a questi sondaggi appena svegli è complicato, perché non si può ridurre tutto ad un sì o ad un no. Non lì, ma almeno qui, vorrei argomentare questo bisogno di porsi domande, invece che vivere la cosa.
Credo che non ci sia un bisogno sociale di fare questo sondaggio, se non il cavalcare un tabù per generare comunicazione sterile su fazioni che non avrebbero senso di esistenza. Il fare sesso con, non dovrebbe interpellare la categoria di persona, ma la persona in quanto essere umano e possibile mezzo di coinvolgimento fisico-emotivo, che sia per un’ora o per tutta la vita.

Torniamo sempre al solito punto: confondiamo la persona con disabilità come un un fenomeno da testare con questa continua sete di risposte morbose, invece di fare la fatica di conoscere l’essere umano e vivere la situazione con normalità.

Parlavo nelle mie stories quotidiane su Instagram della presenza a questo mondo del fenomeno della parafilia, indica pulsioni erotiche connotate da fantasie o impulsi intensi e ricorrenti, che implicano attività o situazioni specifiche che riguardino oggetti o animali, che comportino sofferenza e/o umiliazione, o che siano rivolte verso soggetti impuberi e/o persone non consenzienti [wikipedia]. Parlando con una collega di ruote, ma soprattutto con una professionista della psiche umana, Anita Pallara, mi accennava che il fenomeno ha come adepti i Devotee. Gli individui che praticano il devotismo dichiarano un’attrazione sessuale per donne e uomini che possiedono un’handicap fisico o che hanno subito amputazioni di uno o più arti.
Non vi nascondo che anche io ho avuto tentativi di approcci con queste chiare finalità, ma non ho voluto assecondarli perché è comunque una devianza che va curata, non è semplice curiosità o brivido (per cosa poi?), ma è un disturbo che può portare anche a violenza.
Non indosso le vesti della santa, ma questo fenomeno non è da incasellare in “sesso occasionale”, è un altro tema, dove l’interesse è indirizzato solo verso la parte amputata o l’handicap e raramente verso la persona e le sue qualità umane. Esiste poi un altro ramo del fenomeno devozione, è quella che riguarda i “wannabe“: coloro che desiderano un’amputazione o anche l’atto di effettuarla, su se stessi o su altri.

Categorie di devotee
Il fenomeno devotee si sfrangia in quattro categorie ben definite che sono le seguenti:
Admirer (ammiratore): l’admirer ha un alto grado di ammirazione e rispetto per le persone disabili. Non presenta aspetti di tipo ossessivo, il suo comportamento è congruo, non bizzarro ed è conforme alle norme sociali. Generalmente l’admirer si può trovare in quelle persone che frequentano associazioni di disabili come volontari;
Devotee (devoto): persone che sono affascinate, attratte (anche in termini sessuali), verso persone disabili e i loro ausili. A volte si presentano aspetti di tipo ossessivo con una ricerca continua di immagini e/o di incontri. Può accadere che il grado di fascinazione sia al di fuori del controllo della persona;
Pretender (to pretend: fingere): persone che pur non essendo disabili fingono di esserlo. Il loro comportamento viene considerato bizzarro e, se pubblico, soggetto a riprovazione sociale;
Wannabe (vorrei diventare): persone che non essendo disabili desiderano (a volte intensamente) diventarlo. Alcuni ritengono che ci sia un grave problema di “schema” corporeo alterato. E’ considerato fra le quattro tipologie quella a più grave rischio psicologico.
Esistono inoltre varie tipologie di devotee: i caster (amante dei gessi), gli amputee (amanti degli amputati/e)  e si può dire che sono la maggioranza, i lovercrutch (amanti delle stampelle), i loverwheelchair (amanti delle sedie a rotelle), i loverpolio (amanti dei poliomielitici), etc. etc.

Tornando al sondaggio, la mia risposta è NO, anche se non avrei mai partecipato, perché l’ho trovato fuori luogo per come posto: qualcosa da bava alla bocca e pruriginoso.
Se fossi stata obbligata alla risposta, avrei detto NO. So che sembra strano, che dovrei essere di parte, ma è no, perché c’è tutto un aspetto meccanico da tenere in considerazione quando hai dei limiti fisici e stai con una persona che anche lei è nella stessa situazione. Sarebbe un casino gestionale, un mondo fatto di privazione e di libretti d’istruzioni. Se parlo col cervello, questa è la mia acida (per molti) risposta. Le “coppie miste” sono più gestibili, anche se al cuore non si comanda.

Ecco perché non posso rispondere ai sondaggi, ho sempre troppo da dire.

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Imprenditrice di me stessa. Giornalista, donna...

Comment

  • Sono un devotee, ho risposto ovviamente SI e l’articolo contiene molte inesattezze, peraltro scritte da chi ammette di non averne mai conosciuto uno. Io stesso non ho mai avuto rapporti con una amputata, ma so che mi piacerebbe solo se ci fossero tutte le condizioni, fisiche e sentimentali, del caso; non è vero che è una cosa meccanica.
    Le parafilie sono deviazioni sessuali, non necessariamente dannose per gli altri: chi è feticista delle scarpe di donna come lo giudichiereste, pericoloso?
    Oggetti o animali: appunto. Anche ammesso che qualcuno si ecciti con un palloncino o un animale, non dico che sia buono, ma perchè giudicare?
    Comportino sofferenza e/o umiliazione: quelli sono i sado-maso e spesso sono consenzienti, vogliamo proibirli per legge?
    Praticano il devotismo: non pratichiamo, SIAMO, è diverso; non è una scelta. La scelta sta nei comportamenti conseguenti, io non ho mai fatto stalker a nessuno.
    Bava alla bocca e pruriginoso: e se un disabile fosse un fetiscista di qualche oggetto? o masochista? avrebbe un’attenuante o sarebbe accomunato ai perversi devotee?
    Conosco disabili maschi che cercano devotee donne, mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.

    Michele
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