Odio il capodanno perché non voglio regole
odio capodanno

Odio il capodanno perché non voglio regole

Odio il capodanno e su questo non ci piove, accade fin dal 1982. E’ come se fossi il nuovo puffo brontolone, ma è proprio un’avversione, tipo il sapore schifoso dell’antibiotico o la verdura lessa.

odio il capodannoOdio il capodanno e ora vi dico il perché. Ogni anno arrivata al 31 di dicembre, il mondo si trasforma in una gabbia di matti impazzita a metà tra i pupazzini a batteria cinese che sbattono di continuo contro il muro e i detentori delle verità cucite in tasca. Le mie forse erano bucate. Tutti hanno in bocca la parola BILANCIO. Bilancio di cosa? di quanto siete stati stronzi a discapito di tutti i poveracci che vi hanno sopportati/e senza mandarvi a stendere senza targhe alterne? Proprio non vi reggo oggi e forse nemmeno domani.
Odio il capodanno perché non esiste mai fine, ma sempre nuovi inizi. Non voglio divertirmi perché lo decide il calendario, non voglio fare la locomotiva di un trenino che deraglia sulle ovvietà più scontate, partorite dallo zampone un po’ troppo annaffiato dal rosè del discount. Non voglio amare a profusione, volervi bene oggi dalla mezzanotte di ieri, non voglio nemmeno ripensare ai dodici mesi di questo 2015, che è stato praticamente la fotocopia del 2014, troppo simile al 2013 e sempre così a ripetizione fin dall’anno di nascita.
Capodanno è ogni giorno da 365 giorni almeno, ogni anno e, vi svelo un segreto, domani non inizia nulla di nuovo, ma continua ad essere quello che è, un po’ come i criceti sulle ruote nelle gabbiette.
Odio il capodanno perché non voglio sentirmi in gabbia e travestirmi da quella che non sarò mai, solo per dire addio ad un anno trascorso con le unghie e i denti sempre affilati, perché gli sconti qui non hanno mai bussato. A chi interessa veramente se l’anno è stato difficile come la Parigi-Dakar o facile come mangiarsi un barattolo di Nutella? Sarei monotona se vi raccontassi il mio: tempo scandito a decidere come saltarne sempre fuori, come essere sempre pronta ad indossare il sorriso migliore, come praticare l’eutanasia ad un tuo sogno e reinventarsi per assorbire il colpo con meno strascichi possibili. Non vorrei esagerare e descrivere un 2015 degno di una scrittura per Dario Argento, ma credo di potermi buttare nel mucchio di quelli che l’hanno semplicemente ‘sfangata’ e che continueranno a farlo perché, forse, questo è il destino progettato a pennello per noi. Sarà che la palestra ci fa fatica, noi sudiamo col cervello.
Ammetto, però, che questo 2015 non posso taggarlo di marrone, perché ho imparato a convivere nuovamente con quella Valentina che si era persa da qualche parte, essere meno superficiale e meno “io-centrica”. Mi sono innamorata degli altri, riscoprendo che quello che vedo mi lascia sempre un po’ di dolce addosso. Certamente non ho imparato tante altre cose, non sono mica un genio. Non ho imparato a fare le foto panoramiche con l’iPhone, a non piangere quando sono incompresa, a ridere quando qualcuno spara cazzate pur essendo convinto di aver annunciato la nuova novella. Non ho imparato a contare prima di lanciarmi in quello che credo, ma ho capito cosa mi fa male e fin dove posso spingermi per saper tornare indietro. Muoio dalla voglia di camminare per mano con qualcuno, ma di scegliere con chi farlo e a non sentire la mancanza di chi sceglie di non esserci per bisogno. Ho raggiunto la consapevolezza di sapere chi trattenere e chi lasciar andare. Ho capito che la verità fa male una volta sola, mentre la bugia fa male per sempre.

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E’ inutile, non sono la tipa giusta per stare calma ad aspettare e tirare somme. Preferisco tirare righe, per sottolineare, per depennare, ma come punto di inizio di qualcosa o di inizio della fine di qualcosa d’altro. Chiaro no?
Voglio, anzi proprio lo pretendo, che il 2016 mi porti lontano, ma proprio fisicamente, le mie ruote non possono deludermi, ho bisogno di macinare km, perché sono stanca di essere perfetta e brava, ho bisogno di sbagliare e picchiarci la testa, farmi anche male, perché la cosa che mi spaventa di più, è diventare amica della noia. Io sono imperfetta e stronza e ho bisogno di consapevolezze che nemmeno l’oroscopo può darmi: gente che armeggia con pianeti e non indovina nemmeno il meteo di domani, non può capire la fatica di uno scorpione a non pungere proprio nessuno.
Odio il capodanno perché non ho vizi e sono pure sfigata: non fumo, non mi ubriaco, ho paura dei petardi peggio dei quadrupedi, al massimo mangio cioccolata, ma non aspetto di certo oggi per dare il meglio di me. Che poi, se vogliamo analizzare, CAPO- DANNO racchiude già tutto: un danno di entità enorme, la fiera degli eccessi, della sfattezza. Non si può depennare dal calendario, saltare, omettere, preferisco spalmare il mio impegno per essere migliore durante 365 giorni, piuttosto che concentrare tutte le mie forze in 24 ore. Faccio solo danni.
Vabbè ci provo un attimo a tirar fuori qualche buon proposito gettato in fondo al cesto della biancheria sporca. No, niente, non pervenuti, le cose stucchevoli proprio non mi escono, hanno la durata di un petardo scoppiato male. Però una cosa ve lo voglio augurare, che va bene ogni giorno senza feste, glitter e coriandoli: trovate del tempo, per voi prima di tutto, perché se sarete in grado di rendervi felici, farete felici anche chi vi sta accanto (non solo in questa nottata).

Niente gente, ci si rilegge nel 2016, cin a tutti!

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Imprenditrice di me stessa. Giornalista, donna...

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