La posta di Pepitosa: la lettera di C.
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La posta di Pepitosa: la lettera di C.

La Posta di Pepitosa inizia oggi il suo cammino, attraverso le vostre parole, con una vostra lettera, impareremo che il dialogo è sempre il 1° passo da compiere. Ecco la prima.

“Carissima Valentina, non so se leggerai mai questo messaggio,ma io ci provo lo stesso! Ti seguo da quando sei apparsa in tv a “Storie Vere”,ma nonostante questo non ti ho mai scritto. Non perché non volessi, anzi tutt’altro, ma non trovavo le parole giuste. Avevo paura di annoiarti,o magari di inviarti uno di quei tanti messaggi che ricevi ogni giorno,ma che non arriva dritto al cuore. Intendiamoci,non che adesso abbia trovato le parole giuste,ma ho deciso di provarci. Anche perché diciamocelo,non costa niente! Mi presento,sono …, ho 21 anni e vengo da[…],un piccolo paesino tra Lucca e Viareggio. Sono affetta da Acondroplasia e come se non bastasse,mi sono beccata tutte le sue problematiche. Mi fa ribrezzo nominarla, ma ahimè devo conviverci e quindi devo imparare ad accettarla, anche se la vedo dura! In questo momento sto affrontando gli interventi di allungamento alle braccia. È dal 4 settembre che ci sono dietro, ma naturalmente non so quando finirò,visto che in questi casi sai quando inizi,ma mai quando finisci! Tutti mi dicono che sono brava a parlare e a dare consigli,ma quando si tratta di darli a me stessa sono un completo disastro! Tutti dicono che la vita sia il più bel dono che tu possa ricevere. Io non ne sono proprio così sicura. Magari lo è per una stangona hollywoodiana o per l’idolo delle ragazzine,di certo non per una come me. Si perché la vita è in se per se una sfida/lotta continua,figuriamoci per un’acondroplasica. Oltre che a combattere con le barriere architettoniche,devi combattere con le domande e gli sguardi inopportuni della gente. Ci sono sguardi che ti seguono fino a che tu non giri l’angolo, altri che fanno finta di non vederti,quando in realtà ti hanno fatto almeno un paio di radiografie da capo a piedi, ed altri ancora pieni di pietismo. Ed è proprio questa la cosa che mi dà più fastidio…il senso di PIETÀ! Tutti si basano solo sul fatto che sono alta la metà della metà rispetto alla norma e che ho quattro gambe. Beh sarebbero due stampelle,ma ormai è dal 2012 che non riesco più a mollarle,quindi le considero proprio come due gambe in più. Nessuno che vada oltre! Nessuno che ha la voglia ed il coraggio di conoscere la persona che sono. La diversità ed il dolore fanno paura,figuriamoci ad avvicinarsi. Meglio starci lontano,altrimenti “mi contagio”. Può sembrare strano, ma c’è certa gente che la pensa così. Un’altra cosa che non riesco a capire, è il fatto che la gente dia per scontato che tu ce la fai, visto che ne hai passate talmente tante che ormai ci dovresti aver fatto l’abitudine. E no miei cari. Sono un’essere umano anche, beh in parte, visto che ho un paio di vertebre sostituite da placche di titanio e quattro barre che mi sostengono. Diciamo che sono 50% umana e 50% bionica, ma non per questo significa che non ho bisogno di un sostengo. Non tanto fisico, ma psicologico. Ho provato,anche se poco,a cercare di far capire il mio disagio,ma nessuno è stato in grado di arrivarmi lì dritto al cuore. Mi sono sempre sentita dire “Vedrai passa tutto. Devi avere solo un po’ di pazienza.” Di pazienza? Ormai io e la signora pazienza abbiamo fatto un patto di sangue,quindi credo proprio che quella ce ne ho anche troppa. Non saprei definire cosa avrei voluto sentirmi dire,ma di certo non quello. A te è mai capitato? Ti è mai capitato voler manifestare le tue paure, le tue ansie, i tuoi disagi…le tue emozioni, al mondo intero senza però essere ascoltata e sentita? A me ultimamente sempre. Con gli anni mi sono costruita una corazza, che la Muraglia Cinese in confronto non è niente. Adesso,non dico di volerla abbattere,ma magari abbassarla di qualche metro. E forse è proprio per questo motivo che ho deciso di scriverti. Per trovare un conforto in una persona “estranea” ma con la consapevolezza che potesse capirmi. Spero di non averti annoiato e sopratutto di incontrarti in futuro. Di fare una bella chiacchierata ed insegnarmi come sorridere alla vita. Un abbraccio.”

Carissima, la tua lettera è bellissima e ti ringrazio davvero tanto di queste belle parole e dell’avermi raccontato un pezzo della tua vita. E NO, non mi hai annoiata, anzi, sono felice che tu abbia deciso di scrivermi. Purtroppo io non ho segreti per trovare un modo indolore per far pace con se stessi, non esiste, ma posso dirti che bisogna riuscirci prima di tutto per noi e per trovare una ‘collocazione’ in questo mondo che non sempre è dolce, ma non lo è per nessuno sotto vari aspetti. Affrontare gli interventi in un’età come la tua è già di per sè un gran traguardo, credimi, poichè ci sono esigenze e bisogni ben differenti dell’essere bambine. So perfettamente cosa vuol dire sentirsi gli sguardi incollati addosso, ma trovare sempre il modo per ribaltare la situazione a proprio favore è la strada migliore: dagli motivo per guardarti, dagli un motivo valido che vada oltre a quello che vogliono vedere. Mi piacerebbe conoscerti: adoro la toscana ma soprattutto adoro incontrare sempre persone nuove e questo progetto ha fatto arrivare nella mia vita persone meravigliose.


                                    
Imprenditrice di me stessa. Giornalista, donna...

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