Il giro del mondo a Expo tra cultura e tradizioni

Il giro del mondo a Expo tra cultura e tradizioni

16Expo, arrivato quasi al suo tramonto, è meglio di un lunapark. Il cibo protagonista in mille modi, declinato nei 145 padiglioni, è un’Esposizione Universale con il compito di lasciare in eredità un’esperienza culturale, sociale, scientifica e tecnologica.

Expo Milano 2015Criticato da molti, voluto da tutti, Expo rimane un’attrazione vincente di questi ultimi 6 mesi: ad oggi i visitatori sono più di 14 milioni. Lamentele su lamentele per le troppe code per arrivarci, per visitare i padiglioni migliori, per cibarsi, ma comunque ne vale la pena. Questa manifestazione mondiale ora è sul nostro territorio, godiamoci gli ultimi giorni e facciamo in modo che l’eco non si spenga già a novembre. Io non ho rinunciato a visitarlo, complice forse il fatto di saltare le code (per i disabili esistono corsie preferenziali e il trattamento è davvero impeccabile). Per chi è disabile, la visita è davvero una passeggiata, Expo, infatti è dotato di ogni comfort: dalle carrozzine elettriche, agli accessi privilegiati (zero coda), al personale sempre disponibile per risolvere ogni inconveniente. E cosa davvero meravigliosa: NON ESISTONO BARRIERE ARCHITETTONICHE (allora se si vuole, i miracoli avvengono!)!!!!
145 sono i Paesi partecipanti e di questi ben 53 hanno un proprio padiglione espositivo. Gli altri Paesi sono inseriti in 9 cluster tematici: riso, cacao e cioccolato, caffè, frutta e legumi, spezie, cereali e tuberi, bio-Mediterraneo (Albania, Algeria, Egitto, Grecia, Libano, Malta, Montenegro, San Marino, Serbia, Tunisia), isole mare e cibo (Capo Verde, Comore, Comunità caraibica, Guinea Bissau, Madagascar, Maldive), zone aride (Eritrea, Gibuti, Mauritania, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Giordania)

Otto ore di passeggiata in giro per il mondo recintato, tutto racchiuso in zona Rho-fiera di Milano. Km e km percorsi alla scoperta di un sacco di padiglioni (tutti quelli fisicamente fattibili per non stramazzare al suolo dalla stanchezza) con l’unico scopo di capire come il cibo sia sì fonte di nutrimento, ma anche business e cultura.
Expo è da visitare a prescindere dalle idee sul tema food, perché questo è soprattutto una grande macchina esteticamente perfetta da togliere il fiato. Un lunapark che insegna cosa accade al di là del nostro giardino, spesso un po’ troppo sfarzoso e orientato più ad uno spot quasi commerciale, ma in linea di massima un vero documentario degno di National Geographic.
Non aspettatevi la fiera dello street food o la sagra del coccodrillo fritto, non si va ad Expo per gli assaggi in senso di assalto al cibo gratis, qui si assaggia per conoscere e si paga come in un qualsiasi ristorante. Se pensate di tornare a casa carichi di gadget come in altre manifestazioni locali, statevene a casa, forse non siete adatti ad un livello un po’ più elevato di concepire il cibo, che non è semplicemente l’atto di sfamarvi.
La giornata che ho scelto (metà settembre) è stata climaticamente perfetta per non collassare nel Decumano, il lungo viale che percorre tutta la manifestazione, il tronco di Expo che poi si ramifica, ai lati, in tutti i padiglioni. Grande idea è stata quella di portare con me la mia affezionata ruota Triride, così da non gravare su chi mi accompagnava e per vedermi tutto in autonomia.
Sono riuscita a visitare 18 padiglioni, senza impormi un percorso prestabilito: come 1° volta, è stato molto difficile scegliere cosa vedere e cosa non vedere, è come essere in un negozio di giocattoli. Ho optato per la ‘via del caso’, ovviamente partendo dal Padiglione Zero. La vastità di quest’esposizione ti proietta subito in una panoramica davvero mondiale. L’enorme biblioteca che sovrasta 3/4 del padiglione ha davvero un profumo di storia e di carta, con scaffali (finti) alti almeno quanto una casa, ed è come se ti costringesse a sederti ed ascoltare l’inizio di una favola… “C’era una volta…” sarebbe calzata a pennello.
Padiglione zero

animaliDentro e fuori a zig-zag, ecco la carrellata di tutti i padiglioni visti:
Inciampata subito nel padiglione dell’Angola, la vastità e la completezza di questa esposizione in equilibrio con la voglia di far conoscere il proprio paese in modo completo: si caratterizza per gli spazi verdi coltivati con piante, ortaggi e frutta tipiche del Paese. Vicino il Brasile, che più che un padiglione ha costruito un percorso di ‘giochi senza frontiere’, una maxi rete sospesa dove si può passeggiare (non io) e che rappresenta, a detta loro, la materializzazione del concetto di “Sfamare il mondo con soluzioni” e agisce come una metafora di flessibilità, fluidità e decentramento. Non lo so, ma la vedo un po’ tirata la metafora, in questo caso preferisco essere più superficiale e limitarmi ad un’ammirazione per il ‘gioco’ creato.
Il Padiglione del Bahrain, struttura sinuosa completamente bianca e aperta, è un viaggio attraverso dieci orti botanici, ognuno caratterizzato da piante che porteranno frutti in momenti diversi del Semestre: mango, limoni, fichi d’India, banane, datteri, melograni, olive, uva.

https://youtu.be/OBkjmk6LeRU

Non ho seguito nessun percorso geografico, la regola del caso ha premiato tutta la visita. Completamente in chiave scientifica, il padiglione del Belgio, ha messo in scena la sfida alimentare. L’obiettivo è stato consentire ad ognuno di scoprire le problematiche e le relative soluzioni che sono state sviluppate. Qui si mostrano tecnologie alternative per produrre cibo, come colture idroponiche, acquaponica, coltivazione di alghe e allevamento di insetti.
Lasciata l’Europa, arrivata in Cina, subito mi sono chiesta se sia un passo di apertura la sua presenza ad Expo, così conservatrice e tradizionalista, il padiglione è un elogio all’uomo, perno dell’agricoltura cinese. Non è mancato uno sguardo ai prodotti culinari tradizionali come il tofu, il riso ibrido del professor Yuan Longping e la cultura del tè.
China padillion

Due sono i padiglioni che mi hanno entusiasmata: l’Azerbaijan, con i 3 mondi di vetro (e visitabili), rappresentanti le biosfere in un percorso sorprendente fra installazioni, video, riproduzioni sonore, esperienze di realtà virtuale. Magnifica l’installazione di fiori a stelo lungo in vetro divisi per colore che, sfiorandoli, si illuminano e simboleggiano la coltura dello zafferano. Mentre il Nepal per l’atmosfera di pace e solidarietà verso lo Stato duramente colpito dal sisma: è il Mandala ad ispirarne l’architettura, e l’atmosfera dell’intero paese è stata qui ricreata anche grazie ad esperti artigiani nepalesi, depositari della tradizione antichissima della terracotta, della lavorazione dei metalli, della pietra, degli intarsi su legno.
Azerbaijan padillion
Nepal
Ultimi padiglioni: la Thailandia, dove lo spazio è ispirato al tradizionale cappello dei contadini thailandesei e mostra l’impegno del Paese nell’assicurare cibo sufficiente e di qualità a tutto il suo popolo. Con un video sfoggio della monarchia e una carrellata di miniature dei piatti tipici, quest’esposizione forse meritava di più. Infine l’Uruguay, che si racconta al pubblico con l’utilizzo di video montati su pannelli girevoli che simulano realmente i venti e l’acqua delle colture.

Uruguay

Giro terminato con la visita all’albero della vita, dove le fontane a tempo di musica rapiscono i visitatori. Questa imponente scultura è il simbolo della Natura Primigenia, alto 35 metri in legno e acciaio intrecciati seguendo il disegno del pavimento della michelangiolesca piazza del Campidoglio di Roma.  L’albero della vita è il simbolo del Padiglione Italia, un’opera nata dall’idea del veneziano Marco Balich, direttore artistico del Padiglione. Vi devo, però, confessare che non essendo amante del cibo internazionale (no sushi, no cous cous, no riso alla cantonese, insomma niente che varchi il confine italiano), l’unica cosa che ho assaggiato è stata l’internazionale pizza napoletana, fine! Niente insetti, no alla zebra e nemmeno il coccodrillo. Insomma, io ad Expo sono andata per vedere, più che per assaggiare.

Le foto fatte sono davvero tantissime, per vederle tutte potete trovarle sui miei social.

Fate un piccolo sforzo, merita la visita, la prossima edizione non sarà così comoda, a meno che non amiate il Kazakistan: Astana 2017 vi attende!

albero della vita

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Imprenditrice di me stessa. Giornalista, donna...

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