Disabilità e Ucraina, storia di un territorio difficile

Disabilità e Ucraina, storia di un territorio difficile

Persone e bambini con disabilità emarginate dalla società e dall’interesse internazionale in questo conflitto bellico.

Sono passati 75 giorni dall’inizio di questo nuovo conflitto in Ucraina e la situazione dei civili è quotidianamente protagonista di atti di cronaca gravissimi ad opera dell’esercito russo. Ad oggi, la situazione di una parte dei civili è ancora più invisibile: le persone con disabilità. Con l’Associazione Pepitosa in carrozza e la Fondazione Don Gnocchi continua la raccolta fondi dedicata.

Più fonti affermano che in Ucraina c’erano 2 milioni 700 mila persone con disabilità registrate, una stima chiaramente per difetto. Altissimo il numero delle persone istituzionalizzate, ca. 80 mila i bambini negli orfanotrofi. Altrettanto alto ma sconosciuto su scala nazionale il n° di persone di fatto isolate e/o a carico delle sole famiglie perché non in contatto con enti, centri o associazioni.

NUMERI E SERVIZI PER DISABILI IN UCRAINA

Il Servizio Sanitario Nazionale in Ucraina è stato istituito relativamente di recente: ogni famiglia ha un medico di base e un pediatra di riferimento. Pensa che in Ucraina, fino a un paio di anni fa, si effettuava lo screening neonatale solo per 5 malattie e a Kiev c’era l’unica struttura nazionale statale di riferimento per i disturbi dello spettro autistico.

L’Ucraina ha ratificato la CRPD (Convention on the Rights of Persons with Disabilities), ma la sua applicazione spesso resta sulla carta. Come nel caso dell’inclusione scolastica, sancita da una legge del 2013/14, che continuava ad essere scadente: capitava più frequentemente che i bambini fossero seguiti da un insegnante di sostegno a domicilio invece che in classe insieme ai propri pari. Forte ancora lo stigma verso le persone con disabilità, che si rifletteva anche sul piano legislativo: per esempio fino a tempi recentissimi, le persone affette da Sindrome di Down non potevano, per legge, essere sottoposte a interventi chirurgici, anche se in pericolo di vita. La legge in questione è stata abolita solo da poco.

LA SITUAZIONE AD INIZIO CONFLITTO

Nell’Est del Paese già dal 2014/15 si viveva una situazione di crisi umanitaria, che si è allargata alle altre regioni a partire dal 24 febbraio 2022. Un dato che fa riflettere: un report del 2021 dell’OCHA segnalava che il 13% delle persone che necessitavano di aiuto umanitario aveva qualche forma di disabilità: 455mila, quasi mezzo milione di persone. Sulla linea di contatto nel Donbass il 66% delle strutture sanitarie era danneggiato, il 50% degli abitanti non aveva accesso ad alcuna forma di supporto psico-sociale, di tutela della salute mentale o di riabilitazione fisica.

Allo scoppio del conflitto nel 2022 di molte PcD negli istituti si sono perse le tracce, in molti casi il personale delle strutture non poteva più raggiungerle causa bombardamenti o era fuggito con le proprie famiglie abbandonando i residenti al loro destino. Di alcuni di loro si è saputo solo quando le strutture sono state bombardate e i cadaveri estratti dalle macerie. Si pensa che in un prima fase solo le PcD appartenenti a nuclei familiari più coesi e/o benestanti siano riuscite a scappare all’estero. Solo in un 2° tempo si sono organizzate, anche grazie alle ONG sul campo, missioni specifiche di salvataggio ed evacuazione per PcD, comprese quelle negli istituti.

EVACUAZIONE COMPLICATA PER LE PERSONE CON DISABILITA’

I piani di evacuazione spesso non sono progettati in modo accessibile. Le persone con disabilità non possono raggiungere stazioni della metropolitana e bunker. In molti casi, i rifugi sono inaccessibili per le persone che usano sedie a rotelle. Le informazioni sull’evacuazione di emergenza, sull’ubicazione dei rifugi e su come richiedere assistenza non sono fornite in modi e formati accessibili. Di conseguenza, molte persone con disabilità sensoriale come i non vedenti e coloro che sono ipovedenti, sordi e ipoudenti e quelli con sordocecità non capiscono come accedere alla sicurezza e all’assistenza. Il livello di stigma e ignoranza nei confronti dei disabili intellettivi e psicosociali è aumentato durante il conflitto, esponendole a un rischio maggiore di essere lasciate indietro nelle evacuazioni e di subire violenze e abusi.

GLI AIUTI GIUNTI DALL’ITALIA

Il Ministero degli Esteri italiano ha già destinato € 110 milioni alle agenzie internazionali (UNHCR, ECHO etc.). Impossibile ancora quantificare complessivamente in questa fase gli aiuti dalla società civile italiana, ma la risposta è stata straordinaria e in molti casi spontanea. Gli aiuti sono stati di 3 tipi: invio e distribuzione in loco di medicinali specifici e materiale sanitario, supporto psicologico per le persone con disabilità e familiari sfollati ai posti di frontiera e nei Paesi limitrofi, evacuazione nella UE tramite aerei charter dei casi clinici più urgenti. In linea con le direttive europee, in Italia il Decreto Ucraina ha stabilito il diritto allo status di protezione temporanea per i cittadini ucraini residenti in Ucraina prima del 24 febbraio 2022 e i loro familiari: le questure rilasciano un permesso di soggiorno valido 1 anno, prorogabile per un altro anno, che consente l’iscrizione al SSN e l’accesso al lavoro, allo studio e alle misure assistenziali e di accoglienza. L’intermediazione  culturale e linguistica è diffusa grazie alle tante persone di origine ucraina residenti in Italia da tempo. Per le persone con disabilità entrare in contatto con strutture e personale qualificati, capaci di valutare i bisogni specifici, non è tuttora semplice senza il supporto dei coordinamenti territoriali di accoglienza, delle OSC e delle associazioni di volontariato. Manca ancora un preciso monitoraggio delle persone con disabilità sfollate arrivate in Italia. Ad oggi l’unico dato certo è che quello al 31 marzo: erano 400 arrivate sul nostro territorio.

COME AIUTARE?

Visto il protrarsi del conflitto è bene affidarsi a grandi Organizzazioni con capacità logistica e presenza diretta sul territorio ucraino e/o nei Paesi limitrofi, due nomi su tutti Croce Rossa, Caritas e Fondazione Don Gnocchi. Ormai a 2 mesi dallo scoppio del conflitto è caldamente sconsigliato partecipare a raccolte di beni su base spontanea (vestiti, cibo) perché tutte le istituzioni e le organizzazioni in Ucraina e ai confini segnalano incapacità di ricezione, stoccaggio e distribuzione per gli alti volumi di beni non strettamente necessari ricevuti.

Quello che stiamo facendo col nostro progetto Ucraina in carrozza, è supportare l’attività della Casa delle Misericordia della Fondazione Don Gnocchi, che in questo periodo bellico, trova un ulteriore utilizzo come rifugio per la popolazione, per persone con disabilità, per bambini. Per chi vuole approfondire, può ascoltare la diretta instagram realizzata con Francesco Rosati dell’Area Progetti della fondazione: https://www.instagram.com/p/CcBH6NYoevj/

ph. credit: Pexels

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